Regnum Christi Brasil

L’urgenza di formare cristiani al tempo dell’intelligenza artificiale. Intervista a Padre Alberto Carrara, LC

Una conversazione con Padre Alberto Carrara, LC per parlare di una sfida che riguarda il presente, a cui Papa Leone ha appena dedicato un’enciclica.

L’intelligenza artificiale non è più una realtà lontana: è presente nelle nostre conversazioni, sul lavoro, nell’istruzione, nella medicina, nei media e persino nel modo in cui prendiamo le decisioni quotidiane. Nel bel mezzo di questa rivoluzione tecnologica sorgono domande profonde sulla libertà, la coscienza, la dignità umana e il ruolo della fede in un mondo sempre più guidato dagli algoritmi.

Per riflettere su queste sfide, abbiamo colto l’occasione di parlare con Padre Alberto Carrara, LC, sacerdote Legionario di Cristo, dottore in Biotecnologie Mediche e in Filosofia, membro della Pontificia Accademia per la Vita, docente presso le università del Regnum Christi a Roma Ateneo Pontificio Regnina Apostolorum e Università Europea di Roma e uno degli specialisti più riconosciuti a livello internazionale nel campo della neuroetica e dell’intelligenza artificiale.

Cos’è realmente l’intelligenza artificiale e perché oggi tutti ne parlano?

L’intelligenza artificiale è la capacità delle macchine di svolgere compiti che normalmente richiedono l’intelligenza umana, come riconoscere immagini, comprendere il linguaggio o prendere decisioni. Oggi tutti ne parlano perché sta entrando in ogni ambito della vita: medicina, istruzione, economia, comunicazione e anche nella vita quotidiana, spesso senza che ce ne rendiamo conto.

Lei è sacerdote e scienziato. Perché l’intelligenza artificiale pone domande importanti su cosa significhi essere umani?

Perché quando cerchiamo di costruire macchine intelligenti, inevitabilmente ci interroghiamo su cosa sia l’intelligenza umana, cosa sia la libertà, cosa sia la coscienza. L’intelligenza artificiale ci costringe a riflettere sulla differenza tra un algoritmo e una persona; per questo tocca questioni profondamente filosofiche, antropologiche e anche spirituali.

Cosa c’entra l’intelligenza artificiale con la fede cristiana?

La fede cristiana afferma che l’essere umano non è solo un sistema biologico o informatico, ma una persona creata a immagine di Dio, dotata di dignità, libertà e responsabilità. Per questo la Chiesa si interessa all’intelligenza artificiale: non per rifiutare la tecnologia, ma per assicurare che venga utilizzata al servizio dell’uomo e non contro di lui.

In che modo l’intelligenza artificiale sta già influenzando la vita quotidiana?

L’intelligenza artificiale è già nei nostri telefoni, nei motori di ricerca, nei social network, nei sistemi medici, nell’economia e nell’istruzione. Influenza ciò che vediamo, ciò che compriamo, ciò che pensiamo e persino il modo in cui ci relazioniamo. Molte decisioni che riguardano la nostra vita sono ormai mediate da algoritmi.

Quali sono le principali preoccupazioni che la Chiesa sta sollevando oggi?

La Chiesa parla soprattutto di dignità umana, responsabilità, trasparenza e giustizia. Preoccupa il fatto che l’intelligenza artificiale possa manipolare le persone, aumentare le disuguaglianze, ridurre la libertà o sostituire decisioni morali che dovrebbero rimanere proprie della coscienza umana. Per questo si insiste su un’etica della tecnologia, quella che oggi viene chiamata anche algoretica.

Dal punto di vista della neuroetica, quali rischi ci sono nel delegare le decisioni alle macchine?

Il rischio principale è che l’essere umano si abitui a non pensare, a non decidere e a non assumersi responsabilità. Il cervello umano si sviluppa con l’esercizio della libertà e del giudizio morale. Se deleghiamo tutto agli algoritmi, rischiamo di perdere capacità umane fondamentali come la prudenza, l’empatia e il senso di responsabilità.

Qual è la responsabilità dei laici cristiani oggi di fronte a questi cambiamenti?

I laici sono chiamati a essere presenti nel mondo della cultura, della scienza, della politica e della tecnologia. Non basta usare gli strumenti: bisogna orientarne lo sviluppo. Oggi più che mai c’è bisogno di cristiani ben formati che sappiano unire fede, ragione e competenza professionale per costruire una società veramente umana.

Intervista realizzata dai colleghi dell’Ufficio comunicazione del Territorio di Colombia.

Scroll al inicio